mercoledì 29 aprile 2015

L'Athletic Bilbao, la Real Sociedad e i tifosi di entrambe le squadre ricordano Iñigo Cabacas e Aitor Zabaleta

Come anticipato la scorsa settimana durante la trasmissione "Teleberri" nel corso del derby tra Athletic Bilbao e Real Sociedad disputato ieri sera è stato reso omaggio a Iñigo Cabacas e Aitor Zabaleta, il primo - tifoso dell'Athletic - ucciso dalla polizia autonoma basca e l'altro - tifoso della Real Sociedad - ucciso a Madrid da un attacco del "Frente Atlético" gruppo fascista della tifoseria dell'Atletico di Madrid. A render omaggio ai due giovani supporters sono stati prima i tifosi di entrambe le squadre che hanno marciato in corteo fino al San Mamés dietro uno striscione con su raffigurate le facce di entrambi i giovani e poi i calciatori che sono scesi in campo con indosso una maglietta sempre raffigurante i volti dei due giovani e con lo slogan "Beti gogoan herria zuekin" - "Vi ricorderemo sempre, il popolo è con voi".

Qui un breve video del corteo dei tifosi baschi in omaggio a Iñigo Cabacas e Aitor Zabaleta

lunedì 20 aprile 2015

Eduardo Galeano, rivoluzionario intellettuale che amava il bel calcio

Eduardo Galeano, morto lo scorso 13 aprile, all'età di 73 anni non era solo un giornalista e scrittore ma anche un grande amante del calcio. Proprio per questo motivo ad una settimana dalla sua scomparsa abbiamo deciso di omaggiarlo riportando alcuni stralci dei suoi scritti o delle sue interviste che fanno ben capire non solo la sua passione per il calcio ma anche il suo pensiero più profondo, politico - sociale e culturale, sul mondo del pallone. Quel pallone che per tanti scrittori sudamericani come lui è in grado di diventare simbolo di vera giustizia, mezzo per esprimere il disagio di vivere, per condannare la violenza e l'oppressione. Abbiamo scelto di omaggiarlo perché proprio come lui, non solo siamo grandi amanti del calcio, ma pensiamo che il calcio possa rappresentare un terreno di lotta ideologica contro l'ideologia dominante.

Eduardo Galeano e il calcio  

"La storia del calcio è un triste viaggio dal piacere al dovere. A mano a mano che lo sport si è fatto industria, è andato perdendo la bellezza che nasce dall'allegria di giocare per giocare. In questo mondo di fine secolo, il calcio professionistico condanna ciò che è inutile, ed è inutile ciò che non rende. E a nessuno porta guadagno quella follia che rende l'uomo bambino per un attimo, lo fa giocare come gioca il bambino con il palloncino o come gioca il gatto col gomitolo di lana. Il gioco si è trasformato in spettacolo, con molti protagonisti e pochi spettatori, calcio da guardare, e lo spettacolo si è trasformato in uno degli affari più lucrosi del mondo, che non si organizza per giocare ma per impedire che si giochi. La tecnocrazia dello sport professionistico ha imposto un calcio di pura velocità e forza, che rinuncia all'allegria, che atrofizza la fantasia e proibisce il coraggio" ha scritto in modo critico del calcio moderno, dove prima di tutto vengono il business e il risultato.

E per lo stesso motivo esaltava la ribellione di chi gioca contro-corrente, dando importanza ad una forma estetica bella, al di là del risultato: “Per fortuna appare ancora sui campi di gioco, sia pure molto di rado, qualche sfacciato con la faccia sporca che esce dallo spartito e commette lo sproposito di mettere a sedere tutta la squadra avversaria, l'arbitro e il pubblico delle tribune, per il puro piacere del corpo che si lancia contro l'avventura proibita della libertà”.

Per spiegare il suo modo di concepire il calcio e tutto quello che ruota attorno allo sport più seguito al mondo ha scritto: “Il Calcio assomiglia a Dio per la devozione che gli portano tantissimi credenti e per la diffidenza che ne hanno tantissimi intellettuali”. Con questa frase Galeano criticò gli intellettuali di sinistra che vedevano nel calcio semplicemente l’oppio del popolo e non la possibilità che questo potesse rappresentare un terreno di disputa ideologia con l’idealogia dominante, che fosse nei campi, sulle gradinate, nell’organizzazione dei club professionistici o nei quartieri.

Ma Galeano, che aveva il calcio nelle vene, ha scritto e parlato anche di tanti calciatori tra cui vogliamo ricordare quel che disse di Maradona: "E' il più umano degli dèi, perché è come chiunque di noi. Arrogante, donnaiolo, debole ... Siamo tutti così! Siamo fatti di argilla umana".

Parlando, invece, della nuova era del calcio-business e il modo in cui hanno aumentato il controllo repressivo nelle curve, provando ad eliminare il tifo organizzato trasformandolo in cliente una volta disse: "Giocare senza tifosi è come ballare senza musica".

E vi vogliamo lasciare con questa frase, che ci pare rappresenti bene come Galeano fosse in piena sintonia col popolo di cui ha lungamente - e così efficacemente - scritto...
"Come tutti gli uruguagi, avrei voluto essere un calciatore. Giocavo benissimo, ero un fenomeno, ma soltanto di notte, mentre dormivo; durante il giorno ero il peggior scarpone che sia comparso nei campetti del mio paese". Chi di noi non ha avuto un pensiero del genere? Galeano era davvero uno scrittore universale... 

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