domenica 22 dicembre 2013

[Mondiali 2014 - Brasile] ]Di calcio si muore. Proclamato uno sciopero dal sindacato degli operai impegnati nella costruzione degli stadi in vista della Coppa del Mondo di calcio della prossima estate (Brasile 2014)

Una decina di giorni fa si sono tenuti i sorteggi per stabilire i gironi eliminatori della prossima Coppa del Mondo di calcio che si svolgeranno in Brasile. Un evento che ha visto impegnati migliaia di giornalisti, televisioni che hanno garantito la diretta da tutte le parti del mondo e tantissimi telespettatori incollati allo schermo. Un piccolo evento che ci restituisce una precisa fotografia di cosa sia diventato il calcio moderno. Nulla più a che vedere con lo spirito di fratellanza, solidarietà e socialità con i quali era nato tra le fila della working class inglese. Oggi il calcio è business, e la FIFA è colei che ne cura i suoi interessi. E si sa che la sete di profitto difficilmente è conciliabile con quelli che sono gli interessi della collettività. E così non ci meravigliamo (semmai incazziamo!) nel registrare l'ennesima vittima del calcio moderno. Questa volta a morire in nome del dio denaro e dell'azienda Calcio un operaio brasiliano impegnato nella costruzione dello stadio Arena Amazônia di Manaus, caduto dall'altezza di 35m. Evidentemente non è servito a molto l'appello lanciato già in precedenza dagli operai brasiliani che denunciavano forti pressioni da parte di chi da tempo si è accaparrato questo enorme business affinché venissero rispettati i termini imposti dalla FIFA per il completamento degli stadi che dovranno ospitare la prossima Coppa del Mondo. A denunciare il tutto il costruttore Jose Aristoteles de Souza Filho: "Il voto per la sicurezza in cantiere è zero e siamo costantemente sotto pressione per lavorare". Ma il ventiduenne Marcleudo de Melo Ferreira, non è l'unica vittima sulla strada che porta a Brasile 2014. Già in precedenza erano morti altri suoi colleghi e pochissime ore dopo il suo decesso, anche un altro suo collega – colto da un arresto cardiaco, pare causato dall'eccessiva mole di lavoro a cui era sottoposto – è morto. Ci sembra, dunque, evidente che oramai anche quando si dovrebbe parlare di sport, ci ritroviamo a parlare di tutt'altro. Non di goal spettacolari, palpitazioni ed emozioni indescrivibili – magari condivise con gli amici di sempre – ma di soldi, interessi economici e sfruttamento. E' dunque chiaro che anche nel mondo del calcio si è oramai costretti a dover fare i conti con le stesse dinamiche di sopraffazione e sfruttamento che regolamentano i rapporti di forza tra le classi e che siamo, purtroppo, abituati a vivere quotidianamente sulla nostra pelle sui posti di lavoro.

fonteBBC

lunedì 2 dicembre 2013

[Mondiali 2014 - Brasile] Due lavoratori morti per un incidente in uno stadio del prossimo Mondiale di calcio

Mercoledì scorso (27 novembre) due lavoratori sono morti in Brasile per il crollo di una parte dello stadio che è in costruzione a San Paolo per l’imminente mondiale di calcio.
Non sono i primi e nemmeno, purtroppo, saranno gli ultimi. In Brasile come in Qatar (molto di più in Qatar, a dire il vero) di mondiale si muore anche. Le preoccupazioni sembrano però rivolte altrove. Ce la faranno in tempo a completare gli stadi per l’inizio della competizione internazionale? Le scadenze saranno rispettate? Perché soprattutto per gli stadi di Manaus, Cuiaba e Curitiba pare ci sarà più d’un problema. Vuoi per problemi di finanziamento, vuoi per le proteste che sono divampate in occasione della Confederations Cup, vuoi per problemi strutturali, vuoi per qualche altra grana che può sempre saltar fuori, non è che il Brasile non si farà trovare pronto? Gli organizzatori si affrettano a dichiarare che il crollo non ha interessato la struttura dello stadio, lasciando intendere che ci sarà tempo per recuperare. I giornali però sono preoccupati e la FIFA ha già affermato che stavolta no, non accetterà gli stessi ritardi registratisi in occasione della Confederations Cup, quando addirittura erano pronti solo due stadi. Per gli altri il Brasile aveva ottenuto un allungamento dei termini, compreso per lo stadio di San Paolo, conosciuto come Itaquerao, che già doveva essere pronto in giugno ma che era stato poi eliminato dalla lista degli stadi in cui si sarebbe giocato perché erano stati incontrati problemi di finanziamento. Bisogna quindi accelerare, per rassicurare investitori internazionali e le grandi istituzioni del football. Accelerare nella costruzione significa spesso passare sopra le misure di sicurezza per i lavoratori, ché sono lacci che rallentano e complicano il lavoro. Allo stesso tempo la FIFA ha dichiarato che “la sicurezza dei lavoratori è la prima priorità”. Delle due l’una, ci verrebbe da dire. Nel frattempo le morti di Fabio Luis Pereira, 42 anni, e di Ronaldo Oliveira dos Santos, passano subito in secondo piano. Bisogna tornare subito a lavorare. Anzi, bisogna farlo molto più velocemente. Perché sennò FIFA e istituzioni locali ed internazionali si arrabbiano. E chi se ne frega se qualche altro lavoratore sarà sacrificato sull’altare del profitto.

Qui la fonte