venerdì 31 maggio 2013

[Europei U21 - Israele 2013] "L'insensibilità della UEFA per il dramma dei palestinesi".

Era il luglio 2011 quando la UEFA ufficializzò la scelta di assegnare ad Israele l'organizzazione degli europei di calcio maschile under 21 del 2013. Da quel momento in avanti si sono levate, un pò ovunque, voci di protesta. Uomini dello sport, tifosi, politici, attivisti per la Palestina, attivisti per i diritti umani, intellettuali ed organizzazioni antirazziste si sono mobilitati affinché la UEFA rivedesse la propria decisione, impedendo così che la violenza e la brutalità dello stato israeliano venissero ricompensate con l'organizzazione dell'evento sportivo. A meno di una settimana dall'inizio degli europei, con la UEFA che sembra intenzionata ad andare avanti per la propria strada, continuano e si moltiplicano le azioni di protesta. Non ultima il presidio tenutosi a Londra, in concomitanza con il Congresso Annuale della UEFA, dove attivisti di tutto il mondo si erano dati  

appuntamento per far sentire la propria voce e chiedere che la UEFA rivedesse la propria posizione. Nonostante manchi veramente poco all'inizio degli europei, bisogna rimanere fiduciosi e continuare a ribadire l'inaccettabilità di una tale decisione, ricordando - però - come la UEFA assieme alla FIFA - ovvero i due massimi organi decisionali calcistici - già in passato si siano dimostrati sordi alle richieste della società civile in tema di diritti umani. Basti pensare al problema del razzismo e a quanto poco sia stato fatto dalle istituzioni del mondo del calcio (se si escludono le oramai classiche operazioni commerciali, che servono più che altro a mostrare come a livello formale anche le istituzioni del calcio internazionale sembrano battersi contro questa piaga, non molto altro è stato fatto. Non si va oltre qualche pubblicità e qualche progetto educativo. Al massimo si commina qualche sanzione. Nulla che possa realmente risolvere il problema). Crediamo quindi necessario continuare a far sentire la voce di chi si oppone alla violenza israeliana e che prova anche attraverso lo sport più amato al mondo a dare voce ad un intero popolo, da anni oppresso e sterminato dalla violenza sionista.

Al fine di mantenere sempre alta l'attenzione e l'informazione su quanto stanno facendo in ogni parte del globo gli attivisti per la Palestina, pubblichiamo qui di seguito una lettera riproposta dalla campagna Cartellino Rosso all’Apartheid Israeliana, pubblicata originariamente da The Guardian, in cui si chiede di spostare la coppa Uefa Under 21 da Israele. La lettera porta le firme dell’Arcivescovo Desmond Tutu, del calciatore Frédéric Kanouté, del regista britannico Ken Loach e di Luisa Morgantini, già vice presidente del Parlamento europeo, tra gli altri.
LETTERA A THE GUARDIAN: L'insensibilità della UEFA per il dramma dei palestinesi
Venerdì, 24 maggio, delegati delle leghe calcio europee si sono riuniti in un albergo di Londra per il Congresso Annuale della UEFA. In tale sede hanno convenuto nuove, severe linee guida per affrontare il razzismo, il che suggerisce una determinazione encomiabile per combattere la discriminazione in questo sport. Per questo troviamo sconvolgente che questa stessa organizzazione dimostri una totale insensibilità nei confronti della palese e radicata discriminazione inflitta a donne e uomini sportivi palestinesi da parte di Israele. Nonostante gli appelli diretti da parte di rappresentanti di questo sport in Palestina e di organizzazioni antirazziste e per i diritti umani in tutta Europa, la UEFA premia il comportamento crudele e fuori legge di Israele conferendole l'onore di ospitare il campionato europeo Under 21 il prossimo mese. L’Uefa non dovrebbe permettere a Israele di utilizzare un prestigioso evento del calcio per mascherare la negazione razzista dei diritti dei palestinesi e l’occupazione illegale di terra palestinese. Esortiamo l’Uefa a seguire l’esempio coraggioso dello scienziato di fama mondiale Stephen Hawking che, su consiglio di colleghi palestinesi, ha rifiutato di prendere parte a una conferenza internazionale in Israele. Invitiamo l’Uefa, anche in questa fase tardiva, a rivedere la scelta di Israele come paese ospitante. 
Firmata da:
Archbishop Desmond TutuFrédéric Kanouté calciatoreJohn Austin MP, Rodney Bickerstaffe, Bob Crow, Victoria Brittain, Jeremy Corbyn MP, Caryl Churchill DrammaturgoRev Garth Hewitt, Dr Ghada Karmi, Bruce Kent, Roger Lloyd Pack AttoreKen Loach registaMichael Mansfield QC, Kika Markham AttriceLuisa Morgantini già vice presidente, Parlamento EuropeoProf Hilary Rose, Prof Steven Rose, Alexei Sayle Autore e comicoJenny Tonge House of LordsDr Antoine Zahlan, Geoffrey Lee Red Card Israeli RacismTomas Perez Football Beyond BordersJohn McHugo Liberal Democrat Friends of Palestine

lunedì 27 maggio 2013

[Europei U21 - Israele 2013] Cartellino Rosso al razzismo israeliano

Il 5 giugno prossimo prenderà il via il campionato europeo under 21 che si svolgerà in Israele. Da tempo attivisti pro-palestina, collettivi studenteschi, associazioni che lottano in favore dei diritti umani, intellettuali e calciatori sono impegnati nella campagna "Show Israel Red Card" allo scopo di sensibilizzare tifosi e non e   di fare pressione sulla Uefa affinché ritiri ad Israele l'organizzazione dell'evento sportivo. I valori e gli ideali del calcio sono, infatti, totalmente agli antipodi da quelli incarnati da Israele, uno stato xenofobo, razzista ed etnocentrico che occupa militarmente la Palestina e che reprime quotidianamente chiunque provi a lottare per i più basilari diritti. 

Di seguito proponiamo una nostra traduzione di un articolo apparso su boicotisrael.net per far conoscere meglio la campagna di boicottaggio contro Israele e contro la scelta della Uefa d'avergli assegnato l'organizzazione degli europei di categoria U21.

Nel giugno del 2011, 42 squadre di calcio palestinese esortarono il presidente della Uefa, Michel Platini, a cambiare la decisione di disputare gli europei maschili under 21 in Israele, uno stato che impone l'occupazione militare, la colonizzazione e un sistema d'apartheid in Palestina. Da questo momento in poi si sono moltiplicate le proteste, in tutta Europa e nel resto del mondo, affinché la Uefa ritirasse ad Israele l'organizzazione dell'europeo. Azioni come la petizione online con oltre 13.000 firme, la dichiarazione firmata da 50 stelle del calcio europeo o la lettera dell'ex ministro dello sport Marie-George Buffet mostrano che sia i tifosi di calcio sia i difensori dei diritti umani, reputano che conferire ad Israele l'onore di ospitare un evento sportivo di primaria importanza equivale a premiare molto ingiustamente un comportamento che va contro i valori dello sportUn movimento pan-europeo di organizzazioni antirazziste sta portando avanti una campagna per mostrare ad Israele il "Cartellino Rosso" per la sua violazione del diritto internazionale e la sua violazione dei diritti umani dei palestinesi
La campagna contesta la decisione della UEFA di celebrare  competizioni sportive in Israele e prova ad ottenere che si utilizzi il potenziale positivo dello sport per far pressione su Israele affinché smetta di violare i diritti umani e non per ricompensarla con premi e impunità. La campagna è compresa all'interno del movimento globale BDS (Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni), che la società civile palestinese ha lanciato nel 2005 e ispirata al movimento anti-apartheid in Sud Africa, nella cui vittoria il boicottaggio sportivo ha giocato un ruolo decisivoNel settembre 2010, Michel Platini ha espresso preoccupazione per le restrizioni che Israele impone ai giocatori palestinesi, dicendo che "Israele deve scegliere tra il permettere allo sport palestinese di svilupparsi e fiorire o affrontare le conseguenze del loro comportamento attuale.Nei due anni e mezzo che sono passati da quella "fioritura" non c'è una parola che può essere usata per descrivere la condizione attuale dello sport in Palestina - un esempio in miniatura della realtà che deve affrontare tutto il popolo palestinese o sotto occupazione militare in Cisgiordania, Gerusalemme e Gaza, o come cittadini di seconda classe all'interno dello Stato di Israele o come rifugiati all'estero. Non sono stati il bersaglio di attacchi militari israeliani solo le installazioni calcistiche e gli impianti sportivi, tra cui la sede del Comitato Nazionale ParaOlimpico e lo Stadio Nazionale di Gaza. I bombardamenti israeliani ai cortili delle scuole e ai parchi gioco hanno ucciso i bambini e le bambine palestinesi mentre giocavano a calcioCi sono voluti tre mesi di sciopero della fame e di una grande protesta internazionale affinché le autorità israeliane rilasciassero Mahmoud Sarsak calciatore della squadra nazionale palestinese nel luglio dello scorso anno. Fu arrestato sulla via da Gaza a una festa in Cisgiordania ed è stato stato detenuto per tre anni senza accusa né processo. Ancora oggi Israele tiene imprigionato il portiere della nazionale Omar Abu Rois e il giocatore di Ramalla Mohammed Nimr, assieme ad altri 4000 prigionieri politiciCome a tutte le persone palestinesi, Israele ha negato la libertà di movimento ai giocatori palestinesi in maniera costante, sia all'interno dei territori occupati o anche quando questi tentano di viaggiare all'estero per allenarsi o giocare nelle competizioni. Inoltre, se l'UEFA andrà avanti con il piano così mal pensato di celebrare il campionato Under 21 in Israele, a migliaia di fan palestinesi dei territori occupati da Israele illegalmente sarà negato il diritto di andare alle partite, mentre i coloni israeliani avranno la libertà di andare e venire senza alcun ostacolo.

Come colmo delle ingiurie, gli stadi scelti per le fasi finali dell'Europeo U21 includono lo stadio Bloomfield, precedentemente il Basa, stadio dal quale il club del Shabab el-Arab fu espulso nel 1948; lo stadio municipale di Netanya che si erge sopra l'ultimo edificio del popolo palestinese distrutto di Bayyarat Hannun; uno stadio di riserva a Ramat Gan, costruito su alcuni terreni espropriati al comune palestinese di Jarisha e al Jammasin al Sharqi grazie alla legge del "proprietario assente"; e lo stadio Teddy costruito vicino al villaggio palestinese distrutto di al Maliha. Lo stadio Teddy è anche sede della famigerata squadra del Beitar Jerusalem, i cui tifosi hanno bruciato gli edifici amministrativi del club nel febbraio 2013 dopo l'acquisto di due giocatori musulmani della Cecenia e che un mese dopo hanno organizzato un esodo di massa dello stadio, quando uno dei due calciatori ha segnato il suo primo gol. Moshe Zimmerman uno storico dello sport presso l'università ebraica, rifiuta l'idea che i sostenitori del Beitar Gerusalemme siano solo una fazione estremista e insiste sul fatto che "la società israeliana in generale sta diventando sempre più razzista, o almeno più etnocentrica e che questa è una manifestazione di tale deriva". La campagna paneuropea "Cartellino Rosso" sostiene che Israele dovrebbe "essere costretto ad affrontare le conseguenze". Gli abusi indicati in questa informativa dovrebbero impedire ad Israele di ospitare eventi sportivi internazionali. Permetterglielo rafforzerebbe il senso di impunità per chi perpetua l'abusoEsigiamo che la UEFA ritiri l'onore di ospitare l'Europei U21 concesso ad Israele e che escluda Israele dai candidati per organizzare eventi in futuro, in modo da inviare un messaggio forte che la violazione sistematica dei diritti umani non ha diritto di cittadinanza nello Sport.

mercoledì 15 maggio 2013

Tifosi del St. Pauli lanciano 1000 peluches sul campo di gioco a scopo benefico

Amburgo, Germania. Migliaia di peluches sono stati lanciati al termine della partita giocata domenica scorsa, tra l'FC St. Pauli e l'Eintracht Braunschweig al Millerntor di Amburgo. L'incontro era valido per la seconda divisione della Bundesliga, ed è terminata 5-1 in favore dei pirati. Il St. Pauli è al 12 ° posto senza alcuna possibilità di salire nella massima divisione. L'invito di portare gli animali di peluche al Millerntor è stato fatto dal giocatore Marius Ebbers - che lascerà il club al termine della stagione e voleva che i giocattoli fossero dati ai bambini in età prescolare con una situazione socio-economica precaria. Come sempre i tifosi del St. Pauli hanno risposto ponendosi all'altezza del progetto sportivo e sociale del proprio club.

sabato 4 maggio 2013

[Mondiali 2014 – Brasile] Calcio e corruzione


Il calcio, nonostante i numerosi scandali scoppiati di recente, continua ad essere per molti lo sport più bello ed appassionante del mondo e non a caso anche lo sport più seguito in assoluto. Un'attenzione e un amore per il calcio che ha fatto si che questo divenisse uno dei business più proficui degli ultimi decenni. E il calcio, trasformato da sport delle e per le masse in mero business per pochi, ha trasferito al proprio interno anche molte delle contraddizioni che lacerano il mondo contemporaneo. Mentre, infatti, da un lato la crisi economica continua a mietere vittime (in senso figurato e non!), costringendo un numero sempre maggiore di persone a lottare per la sopravvivenza, dall'altro lato ci sono poche persone che continuano a veder ingrossare i propri portafogli, in maniera del tutto illegittima ed illegale. Un esempio lampante, preso in prestito proprio dal mondo del calcio, è quanto sta accadendo in Brasile (uno degli stati con la crescita economica più alta degli ultimi anni) attorno ai lavori per accogliere la prossima Coppa del Mondo di calcio (Brasile 2014). Da un lato, infatti, c'è il dramma degli indigeni trascinati via con la forza dalle proprie case e dalle proprie riserve dai militari brasiliani, per permettere la continuazione dei lavori strutturali necessari all'accoglienza delle nazionali impegnate ai prossimi mondiali, dall'altro c'è tutto un mondo di opportunità e denaro che i più astuti non si sono lasciati scappare. Ed è così, a suon di tangenti, appalti truccati e sovrapprezzi nei lavori degli stadi che il massimo dirigente del calcio brasiliano, assieme ad una ristretta cerchia di fedelissimi, sta traendo il massimo profitto - per loro stessi, sia chiaro! - dall'organizzazione di questi mondiali. Ci sembra, dunque, piuttosto evidente che le dinamiche di sopraffazione e sfruttamento che regolamentano i rapporti di forza tra le classi seguono sempre lo stesso copione, siano esse riprodotte nel mondo dello sport o nel mondo politico-economico più ristretto.

Brasile, Calcio e Corruzione

di: Eric Nepomuceno
Tratto da: Rebelion
Traduzione a cura della redazione di Calcio & Rivoluzione

Il Brasile sarà lo scenario dei Mondiali di calcio del 2014. E non c'è una settimana in cui non si sentano accuse riguardanti il sovrapprezzo nei lavori degli stadi, o riguardanti scadenze non rispettate per la costruzione di aeroporti e strade, per non parlare della questione delle telecomunicazioni. E' normale: il paese che nazionalizza il suo stesso Padre Eterno – Dio è brasiliano, dicono tutti – continua a credere nei miracoli e la carenza di ognuno è confidare ciecamente nella sua capacità di seduzione. E' come dire le cose potrebbero non andare come dovrebbero ma per come siamo simpatici, allegri e caldi alla fine tutto andrà bene. Il calcio in Brasile è passione nazionale. E forse per questo che quando accadono cose strane tutti agiscono come se non avessero la benché minima importanza. Basta pensare al caso della Confederazione Brasiliana di Calcio, un'entità privata sulla quale neanche lo stato può interferire, anche se guadagna milioni di dollari l'anno. Il suo attuale presidente si chiama José Maria Marin.
Grazie al ruolo che ricopre è anche presidente del comitato locale dell'organizzazione del Mondiale dell'anno prossimo. E' un vecchio cospiratore del mondo dello sport. Ma prima si occupava di altro. E' stato, ad esempio, deputato dello stato di San Paolo ai tempi della fase più nera della dittatura militare che ci fu dal 1964 al 1985. Era affiliato all'Arena (Alianza Renovadora Nacional) il partito del governo. Alla fine del 1975, quando era parlamentare, denunciò l'infiltrazione comunista nella televisione Cultura, emittente pubblica statale e pretese un immediato intervento. Lo ottenne: Vladimir Herzog, direttore dell'emittente, fu arrestato ed ucciso sotto tortura. A Marin apparve come un qualche cosa di inevitabile. Tutto – i prigionieri illegali, le torture etc etc – lo era. Questo è il massimo dirigente del calcio in Brasile. Non a caso, Dilma Rousseff, il presidente, che è stata anche arrestata e torturata dalla dittatura, si rifiutò di riceverlo. Anche Romario, ex stella del calcio brasiliano ed attuale deputato federale, è impegnato in una campagna pubblica per cacciarlo. E c'è di più: ci sono prove concrete del sovrapprezzo non solo nelle opere contrattate dalla CBF per il mondiale 2014. La stessa sede della federazione di calcio brasiliana è stata comprata per 35 milioni di dollari, il doppio del valore di mercato. Marin ha assunto la presidenza della CBF da un anno. Il suo predecessore è un altro fiore del fango.
Si chiama Ricardo Teixeira. E' stato presidente per 23 anni per poi arrivare alla vicepresidenza della Federazione Internazionale di Calcio, la FIFA, che tra le altre cose organizza i mondiali e controlla lo sport in tutto il pianeta. Un'inchiesta della FIFA ha dimostrato che Teixeira abbia preso almeno 45 milioni di dollari in tangenti per favorire la cessione di licenze per le partite ad imprese fantasma. L'ammontare di denaro è quello che si è riuscito a dimostrare ma a giudicare dallo stile di vita che Teixeira conduce in Florida, dove risiede da quando ha rinunciato alla presidenza della CBF, nel marzo dell'anno scorso, la somma è sicuramente più elevata. Dopo la rinuncia all'incarico è stato riassunto dalla CBF come consulente, con un salario mensile di 80.000 dollari. Come consulente ha organizzato la società che promuove le amichevoli della selezione brasiliana guadagnando una percentuale, il cui ammontare non è conosciuto da nessuno, per ogni match amichevole disputato. Teixeira vive con sua moglie Ana Carolina, di 36 anni, e una figlia adolescente, a Boca Raton, 65 km da Miami. La casa, per i prezzi locali, è relativamente modesta: vale 1 o 2 milioni di dollari. Ma i fine settimana li trascorrono a Sunset Island, a Biscayne, Miami dove hanno come vicini persone del calibro di Shakira, Lenny Kravitz e Richy Martin. Casa sua, che prima apparteneva alla tennista Anna Kournikova, è 615 m2 ed è stata comprata per 7 milioni e mezzo di dollari. In garage ci sono una porsche e due mercedez benz. Esce poco di casa e lo si vede poco. Avrà i suoi motivi per condurre una vita privata così discreta. Mentre ha un'influenza molto forte nel mondo del calcio brasiliano. La stessa FIFA che lo sanzionò lo ha rivoluto fortissimamente, pagandolo una fortuna. E' dal marzo 2012 che Teixeira non ritorna in Brasile. Non vuole correre il rischio di vedersi ritirare il passaporto e dover rendere conto alla giustizia. Né tanto meno è mai più tornato in Svizzera dove i tribunali lo hanno denunciato per aver intascato 13 milioni di dollari da uno degli stessi fornitori della FIFA, quando era vicepresidente. Si, si è certo: c'è corruzione nel mondo del calcio. Ma avete mai fatto i conti di quanto ha rubato e ruba con il mondiale dell'anno prossimo?! Non ci devono essere dubbi: saremo campioni anche in questo.