martedì 30 aprile 2013

Partizan Minsk...un altro calcio è possibile!


Oggi 30 aprile, a Berlino, si è tenuta una delle più grandi manifestazioni antifasciste degli ultimi anni. Un appuntamento molto importante e molto sentito in Germania. Un appuntamento al quale hanno lavorato in molti: dai collettivi studenteschi agli ultras di alcune squadre di calcio tedesco e non! Un appuntamento che è diventato punto d'incontro tra gli ultras di alcune squadre tedesche (il Tennis Borussia Berlin, l’Altona Victoria, il Sankt Pauli, il Rotern Stern Lipsia e il SV Babelsberg) e la squadra e i sostenitori del Partizan Minsk. Quella del Partizan Minsk è una storia di un raro esempio di calcio “puro”, creato e promosso dal basso e spogliato dagli interessi economici, commerciali e mediatici a cui solitamente è sottoposto. Nato nel 2002 dalla fusione di due squadre bielorusse, ha avuto un inizio sfortunato caratterizzato da una mala gestione ed è risorto solo nel 2012, quando è stato rifondato grazie all’appoggio di una campagna di solidarietà internazionale gestita da diversi gruppi di tifosi antifascisti tedeschi.  Una caratteristica fondamentale ed esemplare del club risiede nel fatto che i giocatori non percepiscono uno stipendio fisso, ma prendono solo dei piccoli premi, lo stesso vale per il medico della squadra. L’unico ad avere una retribuzione mensile è l’allenatore, pagato con le donazioni dei tifosi e la vendita di gadget. Infatti calciatori, l’intero team e la tifoseria sono costantemente in contatto, consci del la loro complementarietà. Questa peculiarità è espressione della natura proletaria della squadra; sia di chi gioca e che di chi tifa! I messaggi che il Partizan Minsk vuole mandare, grazie a questa sua autogestione, è chiara: a partire dall'anticapitalismo che li porta a non riprodurre certe dinamiche che avvengono nella grande industria del calcio moderno, per finire all’antifascismo e antinazismo espressi dal simbolo della squadra, un pallone che rompe una svastica, passando per l’antisessismo, concretizzatosi nella gestione di una lega di calcio femminile. La settimana tra il 15 e il 23 marzo, il Partizan è stato in Tour per la Germania per raccogliere fondi e pubblicizzare il proprio progetto e si è battuto in competizioni amichevoli contro il Tennis Borussia Berlin, l’Altona Victoria, il Sankt Pauli, il Rotern Stern Lipsia e il SV Babelsberg. Dietro le partite amichevoli contro le squadre tedesche si cela la volontà, da parte di queste ultime, non solo di solidarizzare con un progetto importante soprattutto per la sua rarità, ma anche di far emergere il vero significato del calcio, troppo spesso mercificato e spogliato dei suoi veri valori, e sottolineare a cosa può portare la passione smodata di chi ama veramente lo sport. Le
tifoserie delle squadre tedesche, anch’esse rigorosamente antifasciste, impegnate nel Tour si sono prestate a diverse azioni per la propaganda della campagna e per l’appello alla manifestazione, seguita da concerto, che si terrà a Berlino alla fine del mese.




Di seguito un articolo apparso su gemeinsam gegen-nazis, tradotto dalla redazione di Calcio&Rivoluzione, sulla partita che il Partizan Minsk ha giocato contro il Tennis Borussia Berlin.

Lilla-Bianco contro I Nazisti – Azione di solidarietà con il Tennis Borussia





I tifosi della squadra di calcio Tennis Borussia Berlino hanno solidarizzato con la campagna “Insieme contro i nazisti” e hanno espresso il loro interesse a partecipare alla dimostrazione antifascista del 30 aprile 2013.  Al freddo pungente, la scorsa domenica (17 marzo) centinaia di tifosi di calcio (ufficialmente 378 spettatori) erano presenti all’ Eichkamp berlinese – inclusi una dozzina di tifosi del Minsk come anche i supporter del Babelsberg 03 e del FC St. Pauli -, per partecipare all’amichevole tra le due squadre del Tennis Borussia e del MTZ Partizan Minsk. Entrambi i team hanno sfidato le condizioni avverse di un campo praticamente inutilizzabile a causa della quantità di neve. La squadra bielorussa ha vinto meritatamente 2-1. Nel corso della partita c’è stata anche una battaglia di palle di neve e uno spettacolo pirotecnico. L’associazione calcistica autogestita antifascista Partizan Minsk con i suoi tifosi è stata in Tour in giro per la Germania in modo da raccogliere fondi per lo svolgere dell’attività. Ulteriori informazioni sul Tour del Partizan Minsk: http://savemtz.blogsport.eu. Loro sono la dimostrazione che un altro calcio e una cultura da stadio antifascista sono possibili. I lilla-bianco del TeBe (Tennis Borussia Berlino) condividono questo parere e all’inizio del secondo tempo hanno esortato tutti, con degli striscioni, a prendere parte alla manifestazione antifascista e al concerto che ci sarà subito dopo, il 30 aprile a Berlin- Schöneweide. 
Love Football – Hate Fascism!


domenica 14 aprile 2013

Fußballfans gegen Homophobie - Tifosi del St. Pauli contro l'omofobia

Nel corso della gara tra St. Pauli e Paderborn, valida per la 27a giornata della seconda divisione tedesca, tifosi e giocatori della squadra di Amburgo hanno voluto mandare un forte messaggio a tutta la società civile e a tutto il mondo del pallone in favore dei diritti degli omosessuali. Un problema, quello della cultura macista, che riguarda tutta la società civile e che coinvolge particolarmente il mondo del calcio e di tutti quegli sport "maschi". Un vero è proprio tabù quello dell'omosessualità nel mondo del calcio, che sembra non trovare soluzione. Se, infatti, a livello politico alcune piccole conquiste in tema di diritti civili in favore degli omosessuali sono state ottenute, nel mondo del calcio sono più che evidenti le contraddizioni che si trascina dietro la questione e che riflettono nel suo piccolo una tendenza più generale, che ognuno di noi si ritrova ad affrontare nel suo quotidiano. Per questo non ci meravigliano le svariate uscite infelici di calciatori più o meno noti (ultima quella di Cassano lo scorso giugno "Gay in nazionale?Problemi loro, ma spero di no...") e di chi vive il mondo del calcio contro i gay, anzi: ci mostrano come ci sia ancora tanto da lavorare e combattere affinché l'omofobia venga sconfitta. Per questo crediamo che l'iniziativa messa in campo dai supporters del St. Pauli sia da lodare e da replicare. Controinformazione e un attento lavoro politico-culturale che porti nel futuro a superare questioni come quelle dell'omofobia che sono
frutto di ignoranza e di quella paura per il diverso, che ci viene quotidianamente indotta attraverso i mass media da chi ha tutto l'interesse a mantenere in vita certe discriminazioni e pregiudizi, sono la strada da seguire. Per questo siamo contenti di poter raccontare che mentre i tifosi del St. Pauli sugli spalti esponevano diversi striscioni contro l'omofobia ed in favore dei diritti degli omosessuali, anche in campo i giocatori mostravano una maglietta con su scritto "Fußballfans gegen Homophobie/Tifosi di calcio contro l'omofobia".


Di seguito vi proponiamo una nostra traduzione di un'intervista rilasciata dall'ex calciatore del Leeds United e della nazionale degli Stati Uniti, apparsa su abc.es che crediamo faccia capire abbastanza bene quale sia il clima che si viva all'interno degli spogliatoi delle squadre di calcio in merito alla questione dell'omosessualità.

Robbie Rogers: "Era impossibile continuare a giocare a calcio dopo aver ammesso la mia omosessualità"

L'ex giocatore statunitense del Leeds United (storica squadra inglese) che recentemente ha ammesso la propria omosessualità, ha dichiarato lo scorso venerdì che la cultura macista che regna nel mondo del calcio rende impossibile che un giocatore possa continuare in questo mondo una volta che abbia rivelato la propria tendenza sessuale. “Nel calcio è ovviamente impossibile uscire allo scoperto perché mai nessuno lo ha fatto. Nessuno! E' così triste e pazza come cosa. Ho pensato: “perché non fare un passo in avanti cosicché io e la mia famiglia saremo felici?” ha dichiarato al diario del The Guardian il venticinquenne calciatore. “Il calcio è uno sport affascinante, ma allo stesso tempo brutale. Immaginati di andarti ad allenare ogni giorno ed essere al centro dell'attenzione. E' una sorta di circo che ti può far impazzire” ha detto Rogers. L'ex centrocampista della nazionale degli Stati Uniti e della selezione olimpica del 2008 ha rivelato sul suo blog lo scorso febbraio di essere omosessuale ed ha annunciato che si sarebbe ritirato dal calcio all'età di 25 anni. “ Avevo paura della reazione dei miei compagni. Anche se sono la stessa persona loro si sarebbero comportati in maniera differente verso di me negli spogliatoi o sull'autobus?” si è chiesto il calciatore. Rogers si è lamentato dei commenti omofobi che si possono ascoltare molto spesso negli spogliatoi delle squadre di calcio. I compagni “provano a fare scherzi, ed io provo a mostrarmi come un tipo divertito, ma è brutale”. “E' come tornare a scuola”. Nonostante abbia ammesso di non conoscere quale sarebbe stata la risposta dei suoi compagni di squadra del Leeds in risposta alla sua dichiarata omosessualità, Rogers ha assicurato che alcuni dei commenti che ha ascoltato nello spogliatoio lo hanno spinto ad abbandonare il club che attualmente milita nella serie B inglese. “Perché nessuno lo aveva fatto e perché ho ascoltato nello spogliatoio cose che mi hanno portato a pensare: necessito di uscire da tutto questo, annunciarlo, trovare la pace ed uscire di lì. Per questo non ho mai pensato di annunciarlo al Leeds”. Rogers infine ha confessato di non sapere se tornerà a giocare a calcio ma ha assicurato di essere felice per ciò che ha fatto.


martedì 9 aprile 2013

Un año sin Iñigo Cabacas...stop alla violenza della polizia!



Bilbao, 5 aprile 2012.
Tantissimi tifosi e simpatizzanti dell'Athetic Club di Bilbao festeggiano, un pò ovunque, il successo dei propri beniamini contro lo Schalke 04. A Indautxu - uno dei quartieri di Bilbao - i tifosi si sono riuniti all'esterno di una nota "taberna" per brindare al passaggio del turno in Europa League della propria squadra del cuore. Tra i tanti tifosi accorsi vi è anche Iñigo Cabacas, 28enne supporter dell'Athetic Bilbao. La Ertzaintza - polizia autonoma basca - carica i tifosi, improvvisamente e senza motivo alcuno - ferendo gravemente alla testa il giovane Iñigo. Il caos è scatenato. La situazione è fuori controllo. La polizia autonoma basca è costretta a chiudere le strade vicine per evitare l'afflusso di gente sul luogo del misfatto. Iñigo è immediatamente portato in ospedale dove morirà 4 giorni dopo a causa del trauma causato dalla pallottola di gomma esplosa da uno degli agenti della Ertzaintza. L'ennesimo dramma, dovuto alla violenza della polizia, si è consumato. Ma la storia non è finita qui. Immediatamente dopo l'accaduto, come oramai sempre più spesso, si assiste ai tentativi da parte delle forze dell'ordine di occultare la verità. La polizia, come denunciato da più persone, giustificherà l'intervento brutale e violento affermando di essere intervenuta per mettere fine ad una "battaglia campale". Versione che verrà presto confutata attraverso dati e testimonianze provenienti dalla stessa Ertzaintza grazie alle quali diventa chiaro, semmai ce ne fosse stato bisogno, che l'ordine di caricare giunse dal commissariato di Deustua , nonostante gli agenti che si trovavano sul luogo avessero riferito ai propri superiori che "non vi sono incidenti" e che "la situazione è sotto controllo". Ad un anno di distanza la giustizia non ha fatto il suo corso. Nessun poliziotto è finito sotto inchiesta per l'accaduto. La Ertzaintza non ha avviato alcuna indagine interna per accertarsi del reale svolgimento dei fatti. Una famiglia intera, una comunità intera, invoca ancora giustizia. 

E ad un anno dalla morte di Iñigo Cabacas i familiari e gli amici  hanno organizzato diversi eventi in memoria del giovane tifoso dell'Athletic, che sono cominciati il 5 aprile scorso con un emozionante tributo nel luogo dove cadde ferito. In quest'occasione i familiari del giovane hanno ribadito di non credere che ciò che è accaduto sia stato un "incidente"come invece sostiene il direttore della Ertzaintza: "Quanto accaduto non può essere definito un incidente. Una carica brutale, ingiustificata e disapropriata con diverse persone ferite e con  Iñigo morto. Lui dice che è stato un incidente perché non volevano uccidere nessuno. Ci manca solo che ammettessero che volevano il morto". Inoltre hanno messo in chiaro che non si accontentano delle semplici scuse: "Iñigo è morto e la vicenda della sua morte non può finire così. Chiediamo giustizia e garanzie che fatti del genere non si ripetano e questo - ha sottolineato la madre - suppone un altro modello di polizia. Questa è l'unica garanzia affinché non si ripeta quanto è successo a noi". Il padre ha poi voluto ringraziare le centinaia di persone presenti al momento della cerimonia: "Vi ringrazio per averlo preso tra le vostre braccia e non averlo lasciato morire sul pavimento come un cane. Mio figlio non si è mai messo nei guai e non era degno di una tale morte", aggiungendo che non si dovrà mai più ripetere una "barbarie" come questa, che ha portato alla morte di Pitu. "Non può succedere di nuovo, una volta è già troppo".
Oggi 9 aprile, inoltre, verrà presentato un documentario che ricostruisce ciò che è accaduto un anno fa, attraverso testimonianze e dati. Gli eventi riprenderanno, poi due giorni dopo, con una messa a cui parteciperanno "Stop Bales de Goma", Joseba Nafarrate padre di Xuban Nafarrate - giovane ferito da una pallottola di gomma il 29 marzo a Vitoria - il professore della UPV Txema Ramírez de la Piscina, e il coordinatore di Lokarri, Paul Rios. Per completare l'omaggio, infine, il 13 aprile ci sarà un corteo per le strade di Bilbao, con partenza dal Sacro Cuore alle ore 18.00.

Noi siamo con la famiglia di Iñigo Cabacas. La loro battaglia per la giustizia è anche la nostra battaglia. Non lasciare impuniti gli assassini del giovane supporter dell'Athletic Bilbao non è solo un dovere morale né tanto è una questione che interessa solo i diretti interessati. Perché la partita che si gioca è ben più grande e va oltre il singolo caso. Riguarda tutti noi. Riguarda tutti quelli che non hanno intenzione di tollerare ulteriori soprusi da parte delle forze dell'ordine. Riguarda tutti quelli che sono stufi del sempre più crescente controllo sociale. Riguarda tutti quelli che sono stufi della sempre più crescente militarizzazione dei territori. Riguarda tutti quelli che, pur non vedendo nella polizia un nemico diretto, giustamente ne riconoscono l'infame compito: cani da guardia del sistema.  E' una partita che riguarda tutti quelli che allo stadio, nelle piazze, nelle scuole, nelle università, nei propri quartieri o sui propri posti di lavoro lottano per un mondo migliore. E' una partita che riguarda tutti i poveri ed oppressi del mondo. E' una partita che riguarda tutti noi!

Stop Bales de Goma
                  

mercoledì 3 aprile 2013

Proteste contro la nomina del fascista Paolo Di Canio ad allenatore del Sunderland


Ancora una volta l’infamia del fascismo cerca di farsi spazio tra le fila del calcio moderno; questa volta al centro dello scandalo è finita la squadra inglese del Sunderland. Lo scorso 31 marzo, infatti, l’ex laziale Paolo Di Canio, dichiaratamente fascista, è stato nominato allenatore del club inglese, i cui sostenitori sono da sempre diretta espressione della classe operaia.
Non ci meravigliamo, quindi, se le reazioni alla nomina del nuovo allenatore non solo non sono tardate ad arrivare ma sono state anche abbastanza forti. Del resto, fortunatamente!, a Di Canio fu riservato lo stesso trattamento quando fu nominato allenatore dello Swindon, un altro club che annovera tra le proprie fila di supporters e sponsor, un'importante composizione proletaria ed antifascista. Non a caso, come immediata conseguenza dell'arrivo di Di Canio allo Swindon, uno dei principali sponsor del club, il sindacato Gmb, decise di rescindere il contratto in quanto il “sindacato dei lavoratori, non voleva avere una relazione finanziaria con una squadra allenata da un fascista.”  
Questa volta la reazione non è stata meno drastica. A prendere immediatamente le distanze dalla squadra è stato l'ex ministro degli Esteri britannico David Miliband, che si è dimesso dal direttivo non esecutivo della squadra di calcio. Anche i tifosi hanno espresso la loro contrarietà, creando subito un gruppo facebook “Sunderland AgainstFascist Di Canioche in poche ore ha subito avuto migliaia di apprezzamenti e commenti. A far sentire la propria voce è stata anche l'Associazione dei Minatori della vicina città di Durham (DMA) che ha chiesto al club che uno dei propri stendardi, che adornano lo stadio del club, venisse restituita ai lavoratori poiché la nostra bandiera rappresenta la lunga lotta dei minatori di Durham per i diritti della classe operaia, che sono stati distrutti dal fascismo in Germania, Italia, Spagna e Cile. Il messaggio giunto dall'Inghilterra, al quale ci uniamo, è che il fascismo, in qualsiasi suo aspetto, non deve essere né tollerato né tanto meno legittimato neanche sui campi di calcio, a maggior ragione negli stadi di chi ha sempre lottato contro i ricatti dei padroni e le discriminazioni della società. Non si può pensare di lasciare il via libera a certi personaggi e a certe idee in luoghi che dovrebbero essere spazi dove giovani e meno giovani possano socializzare e crescere in nome della tolleranza e del rispetto. Per questo non si possono prendere per buone le dichiarazioni di Di Canio che si è definito “fascista, ma non razzista”, né si può dare man forte a chi sostiene che il calcio e la politica siano due ambiti che corrono su due binari paralleli, senza mai incontrarsi, anzi! La risposta e la resistenza al fascismo deve essere costante e coerente, più che mai in quei luoghi dove, ancora oggi, avvengono episodi razzisti e di impronta nazi-fascista; in quei luoghi, come gli stadi, dove nulla passa inosservato e dove ogni singolo gesto raggiunge milioni di giovani. Una coerenza che oggi è solo un miraggio nel mondo mediatico del calcio moderno. Perché mai il saluto nazista di Katidis è stato subito giustamente condannato, non solo a parole, mentre il dichiarato fascismo di Di Canio (che quando giocava alla Lazio fu solo multato per aver fatto il saluto romano davanti gli ultras - dichiaratamente fascisti - della curva della Lazio) dovrebbe essere considerato solo un’”opinione politica personale” e per questo un qualcosa di non rilevante? E' giunta l'ora di dismettere i panni dell'ipocrisia e renderci conto che il fascismo, per quello che rappresenta e per quello che è stato, è un qualcosa contro cui bisogna sempre lottare, che sia esso espressamente dichiarato o che sia mascherato dietro una patetica retorica!


Un Sindacato di minatori inglese protesta contro la nomina ad allenatore del Sunderland del fascista Di Canio 


di: David Moreno
Tratto daSemanariovoz
Traduzione a cura della redazione di Calcio & Rivoluzione

La nomina, lo scorso 31 marzo, ad allenatore del Sunderland dell'italiano Paolo Di Canio, dichiarato militante fascista, ha provocato reazioni immediate tra i supporters – la maggior parte appartenenti alla classe operaia, del club inglese. L'Associazione dei Minatori della vicina città di Durham (DMA), che conserva la memoria dello storico ed omonimo sindacato, ha rilasciato una dichiarazione abbastanza forte chiedendo al club che una dei propri stendardi, che adornano lo stadio del club, venisse restituita ai lavoratori. Dave Hopper, segretario generale della DMA, che ha lavorato per 27 anni nella vicina miniera di Wearmouth, dove hanno costruito lo stadio, ha descritto la nomina di Di Canio come un insulto e un tradimento a coloro che hanno combattuto e dato la loro vita contro il fascismo. "La nostra bandiera rappresenta la lunga lotta dei minatori di Durham per i diritti della classe operaia, che sono stati distrutti dal fascismo in Germania, Italia, Spagna e Cile". Abbiamo un impegno sacro con le milioni di persone che furono sterminate da Hitler, Mussolini e Franco, e noi ci opponiamo al fascismo ovunque e in qualsiasi contesto cominci a diffondersi, soprattutto ora che i lavoratori sono costretti a pagare la crisi del capitalismo, come è avvenuto in Europa negli anni 20 e 30". La DMA continua ad organizzare il tradizionale Galà dei Minatori, uno dei maggiori eventi del sindacalismo di classe nel mondo, che vide la luce nel 1871. Le bandiere del DMA sono famose in tutto il mondo. Quella della miniera di Chopwell, per esempio, che rappresenta i tre eroi dei suoi lavoratori: Marx, Lenin e Keir Hardie, un socialista scozzese che fu il primo leader sindacale a raggiungere il parlamento inglese, fu donata ai minatori russi come segno di gratitudine per gli alimenti che inviarono ai loro colleghi inglesi durante lo sciopero generale del 1926.