domenica 10 febbraio 2013

Lo sport in Israele tra razzismo, odio etnico ed islamofobia. Il caso del Beitar Jerusalem

Venerdì scorso (8 febbraio 2013) le fiamme sono divampate nella sede sociale di una società di calcio israeliana. Quasi certamente non si tratta di incidente, ma di attacco doloso. Il club che ne è stato fatto oggetto è il Beitar Jerusalem e le cause del gesto vanno probabilmente ricercate nel recente acquisto di due calciatori.
Qualche settimana fa, infatti, il Beitar ha acquistato Gabriel Kadiev e Zaur Sadayev, due giocatori ceceni. Si sa che a volte i tifosi non gradiscono alcuni acquisti per una molteplicità di motivi che non staremo qui a riassumere. E, anche in questo caso, Gabriel e Zaur non risultano graditi. Per nulla. Il problema per i tifosi del Beitar non è però che i due siano  ceceni; è che sono musulmani.
Il club di Gerusalemme, così come praticamente tutti i club israeliani, ha una storia che si intreccia in maniera inestricabile con politica e religione. Non si tratta solo di sport. La società deve infatti il suo nome ad un movimento della gioventù sionista che negli anni '40 del secolo scorso aveva strettissimi legami con un partito di estrema destra, Herut, fondato da Menachem Begin (l'Herut si fonderà poi in quello che oggi è il Likud). Le sorti della società sono andate in parallelo con quelle dei partiti politici di riferimento; così, alla metà degli anni '70, il primo titolo nazionale del Beitar arrivò in corrispondenza con la prima vittoria elettorale del Likud, portatore di un nazionalismo di destra ed oggi partito del primo ministro Netanyahu.
Il Beitar è l'unico club israeliano a poter 'vantare' il record di non aver mai fatto siglare un contratto ad un calciatore appartenente alla componente araba della popolazione che vive all'interno dei territori occupati nel 1948 e che oggi rappresenta il 20% del totale. I tifosi del Beitar hanno una lunga storia, fatta di razzismo, xenofobia, islamofobia. Uno dei cori preferiti sulle curve è “Morte agli arabi”. Poco prima dell'arrivo dei due giocatori ceceni, è stato issato uno striscione che recitava “Beitar per sempre puro”.
Per capire il livello di intolleranza di cui questi tifosi sono espressione aggiungiamo che Gabriel e Zaur sono stati fatti oggetto di aggressioni verbali e di sputi; per di più, sono costretti ad effettuare gli spostamenti da e verso il campo di allenamento sotto la scorta della polizia e con l'ausilio di una compagnia di sicurezza privata. Un tifoso del Beitar si è presentato agli allenamenti della sua squadra del cuore indossando una maglietta con cui esprimeva un messaggio ben chiaro: “Maometto è morto al 100%”.