domenica 23 settembre 2012

Oleguer Presas Renom. Oltre il calcio, il pensiero

Pubblichiamo un articolo inviatoci dal curatore del blog "Brigata 20 dicembre - SKA Machine" che riassume brevemente alcune delle vicende della biografia di Oleguer, calciatore di fama internazionale grazie al fatto di aver giocato per squadre di un certo livello (Barcellona ed Ajax su tutte). Forse ciò che è meno noto è il suo impegno quotidiano nella trasformazione della realtà che ci circonda tutti. Ed allora speriamo che questo breve articolo possa essere stimolo per approfondire e per lottare.
Redazione di Calcio & Rivoluzione


Oleguer Presas Renom, noto semplicemente come Oleguer è nato a Sabadell, il 2 Febbraio 1980, è stato un giocatore del Barcellona e dell’Ajax. Attualmente senza contratto.
Potrebbe essere uno dei tanti che, correndo su un prato verde, ha solo da pensare a come utilizzare i soldi che guadagna. Passare il tempo tra un allenamento e l'altro in mezzo a veline e ragazzine adoranti. Certo, non è Ronaldo né Messi.
Oleguer è laureato in economia ed è amante storia, filosofia e letteratura. Deve essere uno che non si accontenta di contemplare quello che accade.

Non è un rivoluzionario, è solo uno che dice e scrive quello che pensa.
In un mondo di bigotti ed ipocriti uno così ci mette del calore addosso.

Ha sempre prese posizioni importanti, come quando scrisse sulla Directa, un settimanale Catalano, un articolo sull’ipocrisia del governo spagnolo sulla vicenda del militante dell'eta Juana Chaos.
Juana fece lo sciopero della fame perchè, dopo aver scontato la sua condanna a 18 anni, fu tenuto ancora dentro in quanto dovevano completare il procedimento aperto nei suoi confronti per la pubblicazione di un articolo sul quotidiano Gara.
Oleguer scrisse dell'ipocrisia di uno stato che tiene dentro uno per 20 anni e libera, dopo quattro anni di pena, un generale della Guardia Civil (Galindo) condannato per duplice assassinio a 75 anni di carcere.

Lo sponsor di Oleguer (KELME) diede disdetta immediata del contratto e lui giocò con un paio di scarpini neri e senza logo.

Nette anche le sue posizioni contro la guerra in Iraq.
Ha scritto anche un libro.
Non un prontuario di barzellette né un'autobiografia, ma un libro vero, che Oleguer ha scritto a quattro mani con l'amico Roc Casagran, ovviamente in catalano. Un libro in cui il calcio è un semplice punto di vista che porta a diverse vie di fuga narrative. Il pretesto del racconto sono infatti i festeggiamenti della Liga conquistata dal Barça, ma il nucleo argomentativo è costituito dalle riflessioni esistenziali, intellettuali e soprattutto politiche del giocatore.
Il titolo è Camì d'Itaca, cammino verso Itaca, e riprende una poesia greca citata al principio in cui l'isola di Ulisse è la metafora del miraggio, del sogno, dell'approdo esistenziale. Delle altre numerose citazioni colpiscono gli autori: Groucho Marx, Vázquez Montalbán, Rafel Alberti, Manu Chao.

Un habitat intellettuale importante per qualunque persona di cultura.
Figuriamoci per un calciatore.

sabato 22 settembre 2012

Nord Herri Taldea (HNT) solidarizza con il popolo palestinese, nonostante le pressioni della dirigenza dell’Athletic



Ieri si è disputata la partita di Europa League tra Athletic Bilbao e la squadra israeliana Hapoel Kiryat. Il consiglio direttivo del club basco aveva contattato HNT (Nord Herri Taldea) per chiedere loro di astenersi dal mostrare bandiere palestinesi o altri simboli che avrebbero potuto offendere lo Stato di Israele e, pertanto, i membri della squadra avversaria.
Alla riunione erano presenti due membri del direttivo ed un impiegato del club, per l’Athletic Bilbao, mentre per l’ HNT due rappresentanti che fungevano da portavoce. La dirigenza bilbaina ha avanzato la richiesta di trattare con moderazione e rispetto la squadra israeliana, la prima di questo stato a calcalre il campo del Bilbao. (Per maggiori informazioni: http://www.canalathletic.com/noticias/2012-09-19/athletic-pide-herri-norte-20120919.html).
Gli HNT sono stati molto diretti e taglienti: “Ci hanno chiamato di fretta per parlare dell’argomento. E noi gli abbiamo risposto che siamo liberi di portare le bandiere che vogliamo allo stadio”.