giovedì 3 novembre 2011

Il trionfo del Ceares: da chiacchiera al bar a realtà

Di Alvaro Olmedo
Apparso su Marca
Traduzione a cura della Redazione di Calcio&Rivoluzione

L’UC Ceares fu fondato nel 1946. Questo modesto club del gruppo asturiano di Tercera (Terza Divisione, equivalente alla nostra Lega Pro 2) – “forse saremmo più adatti per la Preferente (equivalente ai nostri Dilettanti)” - sostiene di essere la seconda squadra più importante di Gijón o, meglio ancora, come dicono del Rayo a Vallecas, la più importante del quartiere di Ceares. Alcuni mesi fa con la società vicina alla sparizione, alcuni amici hanno deciso di rendere questa squadra un punto di riferimento per i romantici del calcio.
I problemi finanziari e la stanchezza della vecchia direzione avevano lasciato il club in una situazione critica. Il Comune aveva proposto la fusione con il Llano 2000, prima, e con il Maria Rubio, più tardi, ma nessuna di queste idee convinse i soci del Ceares, contrari al fatto che il loro club avrebbe perso il suo simbolo ed i suoi colori. Un gruppo di loro, in assenza di soluzioni, chiese aiuto a Roberto Colunga, segretario generale del Blocco per le Asturie ed ex giocatore della squadra. Nel suo bar, “La Folixa”, andavano parecchi ragazzi critici del calcio moderno.
L’obiettivo era restituire il club al quartiere, ritornare alle origini, rivendicare il calcio come sport popolare e sociale”, ricorda Miguel Ángel Lozano, attuale segretario del club. Alcuni erano di Ceares, altri erano soliti andare da piccoli a La Cruz e ad altri semplicemente piacque l'idea di gestire un club secondo i valori di base. La sua proposta fu sostenuta quasi all'unanimità dai soci.
Cominciarono a lavorare svariati mesi prima della fine della stagione, quando entrarono a pieno diritto nella direzione. Il loro obiettivo era quello di moltiplicare il numero di tifosi assidui allo stadio de La Cruz e che tutti sentissero come proprio il club, anche in una forma letterale: ogni socio, un voto. Tutte le decisioni importanti sarebbero state sottoposte all’assemblea.

Calcio e cultura
In maniera disinteressata, “incluso il mettere soldi” di tasca propria per comprare i materiali, passarono l’estate immersi nel campo, in uno stato di semi-abbandono. Ristrutturarono gli spogliatoi, decentrarono gli spalti e decorarono i muri con frasi contro il calcio moderno per dare seguito al loro impegno. Nel bar de La Cruz cominciò a risuonare la musica. Assieme al nuovo inno, motivi del calcio degli anni ’80 allietavano il pre e post partita.
La mensa è la chiave nel finanziamento del club. La gente viene ore prima della partita e va via ore dopo. Qui trovate amici, musica e calcio”. Una sorta di centro sociale di tutto il club, che ha anche regalato la permanenza in Terza Divisione per dare un'ulteriore spinta al progetto.
La sua lettera di presentazione furono alcune giornate letterarie-culturali a settembre, sul prato stesso, dove ci fu tempo per discorsi, dibattiti e concerti.Se non ci piace il loro calcio, dobbiamo costruire il nostro” o “Ama il calcio, odia i suoi affari” erano alcuni degli slogan.
All’ingresso del campo, come avviso ai naviganti e in onore delle radici britanniche del calcio, un cartello con su scritto “Questo è il La Cruz” dà il benvenuto, proprio come “Questo è Anfield” che i giocatori vedono quando entrano sul campo del Liverpool. “Questo movimento ha portato allo stadio molta gente che condivide quest’idea. Gente che viene a vedere il Ceares e che forse non si interesserebbe a nessun altro club.

Fiducia cieca
Con 50.000 euro di bilancio, il secondo più basso del suo girone, l’aspirazione del U.C.Ceares è quella di restare in Terza Divisione per l’ottava stagione consecutiva. Per questo hanno dato al tecnico Florentino Angulo tutto il potere per ciò che attiene alle cose tecniche fino alla fine della stagione. Niente dimissioni o nervosismo, anche se la squadra è penultima con 7 punti. L’altro obiettivo, se i conti tornano, sarà quello di dotare il campo di un sistema di illuminazione artificiale così da poter disputare qualche partita anche in notturna.
Una “tertulia”, la classica conversazione che inizia e finisce in una taverna, ora, è realtà a Ceares. I vecchi soci non riescono a credere che il La Cruz abbia triplicato il numero di soci ogni 15 giorni. Però, al contrario dell'FC United – club di Manchester “pioniere” nell’autogestione dei soci – l’ U.C. Ceares non prevede uno statuto che eviti il cambiamento della forma di gestione del club. “Non è necessario. Se la gente non vuole, il giorno che qualcuno vorrà cambiarlo, l’assemblea lo impedirà”.

martedì 1 novembre 2011

Repressione. Dallo stadio alle piazze...

La creazione del "nemico" è da sempre operazione di grande importanza per i detentori del potere. Un nemico che può essere "esterno" o "interno", a volte contemporaneamente. Basti pensare al ruolo che in Occidente veniva assegnato ai comunisti, esistenti o inesistenti, nel corso della cosiddetta guerra fredda. Il nemico serve. Non solo a costruire un discorso che permetta agli "amici" di coagularsi intorno all'ordine costituito e a sua difesa, ma anche a rendere fattibili dispositivi economici e repressivi di primaria importanza. Negli ultimi anni assistiamo ad una criminalizzazione di alcuni settori della nostra società che rispondono perfettamente ai crismi sopra riportati. Lo "straniero", il giovane delle periferie, l'hooligan, sono figure che sono state utilizzate a questo scopo. Nelle parole di Nique la Police emerge anche il legame tra la produzione del folksdevil e la produzione di meccanismi repressivi che ben presto si dimostrano buoni per straripare dai limitati argini per i quali erano inizialmente stati ideati:

Le figure giovanili nel panorama mediale e comunicativo italiano durante gli anni zero assumono quindi inediti carattere di folksdevil di rivolta di massa. Non c’è solo Genova 2001, che produrrà il folksdevil blocco nero, ma anche le grandi rivolte spettacolarizzate degli stadi: Avellino 2003, Raciti, Sandri. La figura del giovane, dopo l’immissione di folksdevil dall’esterno (l'immigrato, irregolare e privo del permesso di soggiorno) acquista di nuovo una consistenza specifica in termini di panico morale. In questo modo non alza solo l’audience ma legittima la costruzione di nuovi dispositivi di controllo e favorisce la produzione giuridica sugli stadi, sulla linea Amato-Maroni, che oggi viene auspicata anche per la politica.