mercoledì 12 aprile 2017

Deniz Naki condannato per "Propaganda Terroristica"

Deniz Naki, giocatore dell'Amed SK squadra della capitale kurda di Diyarbakir, è stato condannato a un anno sei mesi e ventidue giorni di carcere per propaganda terroristica. Per lo stato turco del dittatore Erdogan, infatti, l'esprimere solidarietà e l'appoggiare la lotta di resistenza e liberazione del popolo kurdo equivale a fare propaganda terroristica. Già precedentemente era stato squalificato per ben 12 giornate e multato per 6.000€ per alcune dichiarazioni rilasciate nel corso dei festeggiamenti della storica qualificazione ai quarti di finale della coppa di Turchia dello scorso anno. Ora la galera...in prigione perché ha lottato per la libertà. Lui che In Germania - dove ha giocato per il St. Pauli - veniva considerato uno con il piede destro benedetto; uno che con il pallone è capace di fare cose che difficilmente riescono agli altri. Alla sua età avrebbe potuto giocare ancora per qualche anno a ottimi livelli, in campionati importanti e guadagnare decisamente meglio...invece Deniz qualche annetto fa ha deciso di fare ritorno nella sua terra per portare avanti, attraverso il calcio, la lotta di tutto il popolo kurdo. Free Deniz

lunedì 13 febbraio 2017

FC United of Manchester vs SV Austria Salzburg ovvero l'amichevole contro il calcio moderno

Sabato 4 febbraio è andata in scena quella che possiamo definire a tutti gli effetti un'amichevole internazionale contro il calcio moderno. Stiamo parlando della sfida tra FC United of Manchester e l'SV Austria Salzburg. Una partita organizzata per raccogliere fondi necessari a concludere la stagione senza troppi affanni per entrambe le compagini del calcio popolare che versano in un momento economico non facilissimo. Del resto in un mondo del calcio sempre più fatto di sponsor, pay tv e business si sa quanto sia difficile portare avanti un progetto che invece metta al centro lo sport in quanto fattore aggregativo, sociale ed identitario per un'intera comunità. E così le due squadre fondate entrambe nel 2005 hanno deciso di organizzare questa partita a seguito dell'appello lanciato dai tifosi della squadra inglese che, al di là di ogni più rosea previsione, ha valicato i confini britannici arrivando fino in Austria. 

L'FC of Manchester, fondato nel 2015 dopo che la famiglia Glazer acquisto il Manchester United e che nel giro di pochi anni è giunta fino alla Conference North, è stata la prima società ad azionariato popolare a dotarsi nel 2015 di uno stadio di proprietà, una spesa totale di 6 milioni di sterline che ancora oggi la società sta pagando. Se infatti metà della cifrà è stata raccimolata grazie ad una campagna di azionariato popolare associata ad una di fundraising per l’altra metà la società è ricorsa ad un prestito che ancora deve estinguere e che sta creando più di un grattacapo soprattutto dopo la precoce eliminazione dalla FA Cup, competizione dalla quale la società - così come lo scorso anno - contava di recuperare i soldi necessari al saldo del prestito. 

Una problematica quella legata allo stadio e alle relative spese che ha coinvolto anche la squadra austriaca del SV Austria Salzburg, nata sempre nel 2005 per volere dei tifosi, dopo che la Red Bull aveva acquistato e stravolto - cancellando 72 anni di tradizione - la squadra di Salisburgo. Anche per la compagine austriaca in pochi anni arrivano tanti successi calcistici che la portano a disputare nel 2015/2016 addirittura l'Austrian Football First League (campionato di seconda divisione locale) dove però cominciano i primi problemi economici legati all'adeguamento dello stadio agli standard della categoria. Sommersa dalle spese e dai debiti i creditori inoltrano nel 2015 l'istanza di fallimento, con la successiva firma di un concordato con annessa rimodulazione del debito la società e i suoi tifosi sono riusciti a salvare il club costretto però, a causa della forte penalizzazione, a ripartire dall'Austrian Regional League West.

Proprio avendo sperimentato sulla propria pelle le difficoltà - soprattutto economiche - legate alla sostenibilità di simili progetti, basati solo e unicamente sull'amore e sulla passione nei confronti di questo sport e di ciò che esso rappresenta e che si oppone alla deriva del calcio moderno legata agli enormi interessi economici che girano intorno a questo sport provenienti dagli sponsor, dal merchandising e dai proventi delle televisioni a pagamento, la società e i tifosi del SV Austria Salzburg hanno voluto rendersi promotori di questa bellissima iniziativa.

Se volete sapere come è finita la partita guardatevi questa breve sintesi
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martedì 7 febbraio 2017

Tifosi del Borussia Dortmund contro l'RB Leipzig

I risultati che stanno ottenendo non ci fanno cambiare idea. Loro sono nati in Austria, si sono estesi in Germania. Non abbiamo mai detto che non possano giocare in Bundesliga perché giocano male a calcio. Noi contestiamo il fatto che siano costruiti a tavolino per fare pubblicità. Col calcio non c’entrano nulla“. Queste sono le dichiarazioni di alcuni dei capi della curva del Borussia Dortmund rilasciate in vista dell'incontro con il Lipsia.

Sabato scorso, infatti, è andato in scena il big match della Bundesliga tra Borussia Dortmund e RB Leipzig (Lipsia) squadra che è balzata agli onori della cronaca non soltanto per il suo ottimo rendimento sportivo ma anche - e forse soprattutto - perché rappresenta quel nuovo modo di intendere il calcio dove profitto e merchandising vengono prima di ogni altro valore sportivo e di comunità che genera questo sport. La squadra di Lipsia, infatti, è diventata nel giro di qualche anno il fiore all'occhiello degli investimenti della multinazionale "Red Bull" in ambito calcistico (dopo la Red Bull Salisburgo in Austria, la Red Bull Brasil FC in Brasile e la New York Red Bull negli States). Una strategia molto simile a quella del City Football Club che prevede la creazione di club direttamente con il proprio marchio cambiando nome (da SSV Markranstädt a RB Leipzig), logo (inserendo i tori simbolo della multinazionale austriaca) e colori sociali per rimandare in tutto e per tutto alla famosa bevanda energy drink da loro prodotta, rompendo ogni tipo di legame con la comunità locale e quella che era la vecchia squadra. Un modo di intendere e gestire una squadra di calcio che in Germania come altrove trova e - speriamo continuerà a trovare - molta opposizione. Non a caso quest'anno tantissime tifoserie si sono rifiutate di assistere ai match contro il Leipzig e non è quasi mai mancata la contestazione. L'ultima in ordine cronologica è quella di sabato scorso quando la muraglia giallo-nera dei tifosi del Borussia Dortmund ha esposto una serie impressionante di striscioni per ribadire ancora una volta che il calcio è uno sport popolare e che business e profitti sono qualcosa di diverso dall'idea che sta alla base del calcio. Un'avversione per la squadra di Lipsia e per i suoi dirigenti che siamo sicuri continuerà...


domenica 29 gennaio 2017

Argentinos Juniors: la squadra dei "Martiri di Chicago"



Diego Armando Maradona, classe ‘60, è per tutti o quasi il dio del calcio. Per descriverlo ogni parola sarebbe superflua. La sua storia privata e sportiva è conosciuta da tutti o quasi: dalle sue origini umili, alla prima squadra che lo lanciò nel calcio dei grandi, fino ai successi con il Napoli.

Juan Roman Riquelme, classe ‘78, è stato forse l’ultimo vero numero 10 argentino. Sebbene non abbia mai giocato in Italia anche questo calciatore è conosciutissimo al grande pubblico europeo più che per le sue poco fortunate esperienze nel vecchio continente soprattutto per le sue giocate e la sua fedeltà al Boca Juniors.

Juan Pablo Sorin, classe ‘76, invece molti appassionati di calcio e videogames probabilmente lo ricorderanno per le sue stagioni italiane spese tra Juventus e Lazio (sebbene sia sceso pochissimo in campo).

Fernando Redondo, classe ’69, lo ricorderanno sicuramente i tifosi milanisti perché scelse proprio la squadra rossonera per chiudere la sua carriera spesa per lo più in Spagna tra Tenerife e Real Madrid.

Questi sono solo alcuni dei grandissimi calciatori cresciuti e lanciati nel calcio argentino e internazionale dall’Argentino Juniors, squadra argentina che oggi lotta con grinta e tenacia per tornare nella massima divisione. Sebbene abbia lanciato fior fiori di campioni (da qui il soprannome El Semillero ovvero asilo nido per i semi) ed abbia una storia centenaria alle spalle non è dei suoi successi sportivi, per altro pochi [3 campionati argentini, l’ultimo nel 2010, una coppa Libertadores (1985) ed una coppa Interamericana (1985)] che vi vogliamo parlare quanto di quello che si cela dietro la nascita di questa squadra.
Una storia legata indissolubilmente al doppio filo della politica e del calcio. Una storia che ci condurrà dagli Stati Uniti all’Argentina, attraverso scioperi e lotte operaie, repressione e morte, fino alla nascita dell’Argentino Juniors. Una storia che ci parlerà di calcio e di politica…

Il nostro viaggio comincia nell’America di fine ‘800 e più precisamente il 1 maggio del 1886 quando l’American Federation of Labor (sindacato dell’epoca) indisse uno sciopero generale per chiedere la diminuzione delle ore giornaliere di lavoro da 14 ad 8. Uno sciopero che coinvolse oltre 12.000 fabbriche e 400.000 lavoratori che, stufi delle mediazioni sindacali (soprattutto del principale sindacato dell’epoca il “Nobile Ordine dei Cavalieri del Lavoro”), si unirono alle rivendicazioni e allo sciopero convocato da anarchici, socialisti e comunisti. Scioperi e proteste che perdurarono per giorni e giorni e che videro in Chicago, che in quegli anni viveva un forte processo di industrializzazione, il centro nevralgico delle proteste. Il tutto in un clima che diventava man mano sempre più teso. Se da un alto, infatti, gli operai continuavano con manifestazioni e scioperi dall’altro i padroni non rimanevano di certo a guardare e con l’appoggio delle autorità locali sentenziavano per una brutale repressione di ogni forma di dissenso, avvalendosi anche dell’aiuto di vere e proprie organizzazioni parapolitiche al loro soldo. Fu in questo crescente clima di tensione che la polizia fece fuoco contri gli operai in sciopero dinanzi una fabbrica provocando quattro morti e la conseguente reazione operaia che si concretizzò di li a poco con il lancio di una bomba in occasione di un comizio a Chicago proprio quando la polizia era in procinto di avvicinarsi al palco per impedirne il regolare svolgimento. Il bilancio fu di 8 morti e numerosi feriti. Gli scioperi e gli scontri tra polizia e manifestanti durarono per mesi. Quando fu ristabilito l’ordine e gli scioperi terminarono la polizia arrestò - per gli avvenimenti di Chicago - 8 anarchici di cui 4 furono condannati a morte e giustiziati nel novembre del 1887. Due anni dopo, il Congresso Operaio Socialista della Seconda Internazionale proclamò il 1 maggio come il Giorno Internazionale dei Lavoratori.  Ed è con la condanna a morte dei 4 anarchici e la proclamazione della “festa” del primo maggio che prende idealmente il via la storia dell’Argentino Juniors…

Il nostro viaggio, a questo punto però, ci porta in Argentina, nel “barrio” di Villa Crespo – uno dei tanti quartieri di Buenos Aires. Qui nel 1904 un gruppo di giovani decise di fondare una squadra di calcio il cui nome voleva essere proprio un omaggio ai militanti anarchici condannati a morte negli Stati Uniti. E’ così che nacque la squadra “Martiri di Chicago” i cui colori sociali, differentemente da quanto usavano fare i militanti o simpatizzanti socialisti e anarchici che per le loro squadre preferivano il rosso o il rosso nero, erano il bianco e il verde. Molto probabilmente perché alla squadra furono regalate magliette di quel colore, cosa che all’epoca accadeva spesso, e che quindi non vi era più necessità o modo di scegliere colori differenti.

Ma quella di Martiri di Chicago non era l’unica squadra che prendeva forma in quegli anni a Buenos Aires. Spostandoci di qualche chilometro da Villa Crespo, infatti, si arriva a La Paternal dove un altro gruppo di militanti politici vicini alle posizioni socialiste dell’epoca aveva fondato la “Sol de la Victoria” in omaggio all’Inno dei Lavoratori italiano.

Entrambe le squadre nei mesi successivi la creazione si limitarono, come normale che fosse, ad organizzare e partecipare a partite amichevoli fin quando il 14 agosto di quello stesso anno (1904) non decisero di unire le forze per affrontare i ben più professionali e forti rivali del Catedral Porteño, squadra di Buenos Aires che militava nel campionato di Villa Crespo che all’epoca conferiva un certo “status” rispetto alle squadre che, invece, giocavano solo partite amichevoli. Il match si svolse sul campo del Sol de la Victoria e vide la selezione locale trionfare per 3 a 1 contro i più blasonati rivali. Sull’onda dell’entusiasmo e dell’ottimo risultato ottenuto le due formazioni decisero di unire in pianta stabile le forze fondando, di fatto, una nuova squadra che inizialmente fu chiamata Asociación Atlética y Futbolística Argentinos Unidos de Villa Crespo ma che, a seguito di alcuni consigli, fu definitivamente cambiato in Asociación Atlética Argentinos Juniors. Nello scegliere i colori sociali si ritornò sul più classico rosso (eccezion fatta per 6 anni durante i quali tornarono ad indossare il bianco verde dei Martiri di Chicago obbligati dal divieto di indossare maglie rosse) mentre per lo stadio, dopo innumerevoli spostamenti, nel 1909 – dopo essersi affiliati alla AFA (Argentine Football Association) – tornarono al Luis Viale e Parral che divenne la casa della squadra per molti anni.

venerdì 20 gennaio 2017

[Calcio&Musica] Jorge di Christian "Picciotto" Paterniti

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Canzone della storica voce della Gente Strana Posse dedicata a Jorge Carrascosa, capitano dell'Argentina degli anni '70, che rifiutò di partecipare ai mondiali del 1978 che Videla e i colonnelli - protagonisti in negativo di una delle dittature più spaventose e brutali del novecento - utilizzarono per dare un'immagine positiva dell'Argeninta. Buon ascolto...